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| Salsomaggiore, 23/09/2009 |
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| Il mio sostegno a Dario Franceschini |
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PER LA MOZIONE FRANCESCHINI Ritengo doveroso illustrare le motivazioni della scelta della mozione congressuale che si richiama al segretario in carica. Si tratta di un momento importante poiché l’esito del congresso PD e delle primarie di ottobre influirà sugli assetti politici nazionali e quindi sulla vita del Paese e di ciascuno di noi. Comincio col dire che il mescolamento delle provenienze in atto, anche nella nostra provincia, costituisce il primo importante fatto politico nuovo. Aggiungo che l’Italia ha bisogno, più che mai, di un forte partito riformista di centrosinistra capace di rivolgersi alla maggioranza sociale del Paese e guidare un’alleanza di partiti in grado di vincere le elezioni (questa è vocazione maggioritaria) e governare. Guai se, nel momento in cui si apriranno crepe politiche serie nel fronte berlusconiano, noi continuassimo a non essere ritenuti in grado di prendere in mano le redini del Paese. E per questo il PD non può eludere un percorso vero, e non indolore, di innovazione politica e culturale che, esemplifico, porti a riconoscere che nella nostra epoca il discrimine non è l’alternativa fra stato e mercato nè tra chi cavalca la paura e chi promuove libertà e solidarietà nè tra chi ignora l’ambiente e chi lo difende nè tra chi coltiva privilegi e chi propugna il welfare universale. Il rapporto Itanes (Italian National Elections Studies) pubblicato sul “Mulino” nel novembre scorso ha dimostrato che, per la prima volta, fra elezioni politiche 2006 ed elezioni politiche del 12-13 aprile 2008 vi fu un significativo flusso diretto di voti (circa un milione) dal PD a PDL-Lega che ha messo in discussione la teoria dell’impermeabilità elettorale fra i due schieramenti. Fatto confermato anche alle elezioni europee 2009. Grandi temi di oggi come l’insicurezza e la paura provocate dall’immigrazione, ad esempio, specie fra anziani, ceti deboli e popolari, temi non di destra, hanno giocato in questo un ruolo determinante. Come pure la cruciale questione, comune alla sinistra europea, della maggioranza sociale del Paese, fatta di una miriade di lavori, moltissimi dei quali precari, che non guardano certo con fiducia al centrosinistra nè alla sinistra e nemmeno, spesso, al sindacato, soprattutto a Nord del Po. Recenti analisi elettorali (v. Ipsos/Sole 24 ore della scorsa primavera) rivelano che il PD prevale, di poco, solo fra studenti, insegnanti e impiegati mentre i partiti del centrodestra hanno la maggioranza oltre che tra le professioni elevate e i lavoratori autonomi anche fra gli operai (in particolare quelli di basso profilo), le casalinghe, i pensionati, i disoccupati. Di quale sinistra parliamo allora, quella del pubblico impiego? (ovviamente con tutto il rispetto per la categoria, spesso mal considerata, alla quale peraltro appartengo). Solo chi sarà capace di fare sintesi fra tutela e merito, sicurezza e libertà, ambiente e crescita, porrà le basi culturali e politiche di una nuova auspicabile maggioranza di centrosinistra. Finchè così non sarà, si capisce bene perché la Lega continuerà a crescere anche a sud del Po. Un recente condivisibile editoriale del quotidiano francese “Le Monde” (9.9.09) afferma che “i partiti politici prosperano solo se capaci di aderire al loro tempo e si spengono allorquando l’onda storica che li ha spinti rifluisce e che essi possono continuare a vivere solo a condizione di soddisfare le aspirazioni di un elettorato ben identificato; se questo si sgretola, declinano”. Come non trarre indicazioni anche per noi? Per questo occorre più PD, non meno PD, un PD senza nostalgia che non dia anche solo l’impressione che si possa tornare al punto di partenza, alla somma di due fragilità, o essere omologato ad una sola delle sue culture fondative. “Nessuno vuole cancellare la storia da cui proviene ma insieme abbiamo scelto di costruirne una più grande” ha detto l’ultimo segretario dei DS. Mescolare le provenienze e unificare l’approdo. Non è un caso che la mozione Franceschini, rilevano i sondaggi, prevalga fra i giovani sotto i 35 anni. Franceschini guida il partito solo da sei mesi e lo fa con coraggio e determinazione ed ha deciso di svolgere un congresso non precostituito, rendendo possibile la reale contendibilità della segreteria; fatto questo di vera discontinuità, estremamente raro nella politica italiana, che dà forza al leader e al partito. Il segretario ha esposto il suo programma improntato a cinque parole chiave – fiducia regole uguaglianza merito qualità – che Piero Fassino il 29 agosto e lo stesso segretario il 19 settembre a Parma hanno in modo convincente illustrato, fissando punti imprescindibili: laicità, ruolo degli iscritti e dei simpatizzanti, collocazione europea. Sulla laicità il cattolico Franceschini è stato chiaro: le decisioni saranno prese a maggioranza anche sui temi più difficili e varranno per tutti, salvo casi di obiezione di coscienza personali. Occorre un partito strutturato e ben radicato che non sia invadente né opprimente. “Un partito capace di affiancare nelle sue scelte gli iscritti e gli elettori, attraverso lo strumento irrinunciabile delle primarie. Gli elettori del PD non sono estranei, sono parte di noi. Sono quelli che arrivano nelle grandi mobilitazioni civili, che ci sostengono nelle campagne elettorali, che riempiono le piazze e i comitati.” E’ il popolo delle primarie che ha dato slancio al PD, per questo va dato valore e spazio ad uno strumento di democrazia che ha consentito a tanti italiani di incontrare la politica. Esperienze recenti (Bologna, Firenze, Forlì e tante altre città) ed anche meno recenti (penso alla Puglia di quattro anni fa) hanno mostrato che chi ha vinto le primarie ha poi vinto le elezioni. E’ chiaro che il meccanismo non è automatico, ma quale altro tipo di scelta, magari imposta dall’alto, dà certezza maggiore? D’altra parte dove sono state impedite, gli esempi non mancano, l’esito finale non è stato positivo. Sulla collocazione europea il risultato ottenuto da Franceschini e Fassino per costruire un nuovo gruppo europeo dei socialisti “e democratici” ha consentito di avviare un percorso di innovazione politica anche nella sinistra europea. Emanuele Macaluso commentando i risultati delle elezioni amministrative 2009 ha messo in rilievo la novità costituita dalla nuova classe politica locale di centrodestra, più viva e dinamica di quella nazionale. Fatto questo che deve spingere il PD ad affrettare il proprio percorso di innovazione. Questo emerge anche dall’analisi dei risultati delle ultime elezioni amministrative nella nostra provincia. Scelgo la mozione Franceschini perché penso che lì sia più protetta che altrove l’intuizione originaria del PD (maggioritaria ma non esclusiva), la prospettiva e la speranza nata col nuovo partito. Scelgo Franceschini perché sta facendo un’opposizione forte e credo che sia la persona più adatta a guidare oggi il partito. E’ l’uomo del cambiamento. 19.9.09 Massimo Tedeschi
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