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| Fidenza, 09/12/2009 |
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| Via Francigena, destinazione Europa |
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Intervento dell'On. Massimo Tedeschi letto in occasione della presentazione del X numero della rivista Via Francigena alla presenza di Rappresentanti di Istituzioni comunitarie, Governi Nazionali e delegati povenienti da Inghilterra, Francia, Svizzera, Italia e Lussemburgo
Bruxelles - È una grande soddisfazione partecipare oggi ad una presentazione che giustamente abbiamo chiamato “destinazione Europa”, alla presenza di autorità e personalità provenienti da vari Paesi europei. Da otto anni, cioè dalla sua fondazione, l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) svolge un’azione politica nei confronti degli interlocutori istituzionali europei interessati al progetto della Via Francigena. Mille anni di storia e duemila chilometri attraverso l’Europa da Canterbury a Roma attraverso Inghilterra, Francia, Svizzera, Italia non sono poca cosa! E non è un caso che oggi abbiamo con noi il rappresentante della città di Canterbury in Inghilterra e il sindaco di Saint Maurice in Svizzera, oltre ad esponenti italiani, francesi e lussemburghesi. AEVF raccoglie e coordina infatti le collettività territoriali dell’intero itinerario, raccordandole con gli altri livelli istituzionali – regionale, nazionale, europeo – annoverando tra le sue fila oltre cento Comuni, Comunità di Comuni, Province, Regioni e oltre trenta associazioni culturali ed escursionistiche denominate “Amici della Via Francigena”. Lo sappiamo, la Via Francigena è divenuta “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa” nel 1994 e “Grande Itinerario” nel 2004, al pari del Cammino di Santiago de Compostela. Nel 2007 AEVF ha ottenuto l’ “abilitazione a rete portante” (réseau porteur) della Via Francigena, a norma della Risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, ed è divenuta pertanto modello di riferimento europeo unico, non ve ne possono essere due per lo stesso Itinerario, per lo sviluppo e la salvaguardia della Via Francigena. AEVF intrattiene solide relazioni in ambito europeo. E’ referente istituzionale dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali di Lussemburgo (IEIC) insieme al quale, e con la Fondazione spagnola Al-Andalus, l'Associazione internazionale “La Rotta dei Fenici”, il Centro Culturale Europeo Saint Martin de Tours è socio fondatore del GEIE (Gruppo Europeo di Interesse Economico) “Culture Routes Europe”; è membro del GEIE “Cammini d’Europa”, cui partecipa la Provincia di Parma, per lo sviluppo dell’omonimo progetto di cooperazione transnazionale fra il Cammino di Santiago e la Via Francigena.
In Italia AEVF è membro della Consulta nazionale degli Itinerari Storici Culturali Religiosi, istituita con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano (D.P.C.M.) del 27 settembre 2007, presieduto dal Ministro e di cui il sottoscritto è Vicepresidente, e del Comitato Scientifico, presieduto da Antonio Paolucci, già Ministro della Cultura italiano. Altro importante risultato è l’Accordo di Valorizzazione della Via Francigena, siglato a Roma lo scorso anno con il Ministero per i Beni culturali italiano attraverso la Direzione generale per i Beni Librari. Il protocollo corona un intenso lavoro e soprattutto apre interessanti prospettive al progetto con particolare riferimento alla fruibilità del percorso, all’accoglienza, alla comunicazione. Il quadro di collaborazione interistituzionale in Italia si completa con l’Accordo con la Regione Toscana – capofila del Progetto Interregionale italiano “Via Francigena” – che si pone l’obiettivo di creare il portale unico delle Vie Francigene. Ed è grazie al lavoro della Regione Toscana che due settimane fa a Roma a palazzo Chigi è stato presentato dal Ministro del Turismo Brambilla il “Master Plan della Via Francigena in Toscana” che individua e finanzia le infrastrutture da realizzare in quella regione e si basa sul tracciato ufficiale del Consiglio d’Europa definito per la tratta italiana dal Ministero per i Beni Culturali. Esperienze italiane quelle descritte, la Consulta nazionale, l’Accordo con il Ministero dei Beni Culturali, l’Accordo con le Regioni, che possono a buon titolo divenire “buone pratiche istituzionali” anche per gli altri Paesi della Via Francigena e per la stessa Unione Europea. Perché non pensare ad una “Consulta europea degli Itinerari Storici, Culturali, Religiosi”? Il Programma degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa venne lanciato a Strasburgo 22 anni fa (esattamente il 23 ottobre 1987) per rendere visibile l’Europa attraverso i suoi cittadini secondo il principio che per fare l’Europa occorreva che gli Europei la conoscessero e si conoscessero. Ci si propose – giustamente – di costruire ponti che scavalcassero le frontiere nazionali, riscoprendo legami culturali secolari. Il primo itinerario fu il “Cammino di Santiago di Compostela”. La Via Francigena rappresenta l'altro grande itinerario culturale e di pellegrinaggio europeo che affonda le sue radici nella storia d'Europa.
In 22 anni gli “Itinerari” sono divenuti 25, sono diffusi in tutta Europa e alcuni di essi sono divenuti vettore qualificato di turismo culturale e sostenibile praticato da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo curiose di scoprire l’immensa ricchezza del Vecchio Continente. L’esperienza della Via Francigena mostra che un Itinerario culturale cresce se può contare su tre “gambe”: a. la gamba delle istituzioni pubbliche (comuni innanzitutto e poi province, regioni, governi nazionali, istituzioni europee – Unione Europea e Consiglio d’Europa) consapevoli del valore culturale ed economico della rete; b. la gamba delle associazioni no-profit (camminatori, ambientalisti, appassionati, ecc.); c. la gamba delle attività di natura economica che possono far crescere una vera e propria economia collegata (accoglienza, ristorazione, alloggio, trasporti, eventi, imprenditoria giovanile, imprenditoria femminile, ecc.). Ebbene, l’Itinerario cresce nella misura in cui ciascuna di queste tre “gambe” cresce e nella misura in cui si crea fra di esse una forte connessione. Queste considerazioni portano ad una conseguenza importante: gli Itinerari culturali richiedono una scrematura. Agli Itinerari che non abbiano prodotto risultati adeguati o in termini istituzionali o in termini di attività no-profit o in termini di sviluppo economico e turistico non può essere lasciata la menzione. In parallelo è necessario che gli Itinerari più dinamici creino una sinergia stretta in grado di divenire forza trainante della rete. Ultima considerazione. Se nostra meta è dunque un’Europa davvero più integrata ed unita anche sul piano politico, diviene necessario creare collegamenti più stretti tra le politiche culturali (e turistiche) degli Stati membri e la politica culturale del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea e che il progetto della Via Francigena e dello sviluppo della rete degli itinerari culturali del Consiglio d’Europa approdi nelle aule del Parlamento Europeo. L’obiettivo è che attorno al progetto possa costituirsi un network transnazionale, attraverso una attività di lobbyng politica sostenuta dai Parlamentari, europei e nazionali, e dalle autorità nazionali e locali. Le relazioni instaurate e la presenza di autorevoli rappresentanti del Parlamento Europeo come è l’On. Silvia Costa e l’on. Mario Mauro si rivelano elementi preziosi per il raggiungimento di importanti obiettivi:
1. l’approvazione di una specifica Risoluzione sul turismo culturale e sugli Itinerari che possa diventare Programma della Commissione Europea, preceduta dalla costituzione di un Intergruppo parlamentare;
2. approvazione di un Accordo parziale in Consiglio d’Europa (cui devono partecipare almeno 16 Paesi più la Commissione Europea) sullo stesso tema e sul suo ampliamento verso i Paesi dell’Est sino al Caucaso. L’Associazione Europea delle Vie Francigene, quale rappresentante delle collettività territoriali europee, forte di una pluriennale esperienza sul campo, insieme con l’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali di Lussemburgo può essere strumento di un progetto che offre forti e innovativi spunti per dare qualità al turismo in Europa e maggiore consapevolezza e concretezza al disegno europeo. |
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